Greenpeace lancia un nuovo allarme sulle radiazioni nell’area Tokyo. Alcune misurazioni rivelano livelli di contaminazione addirittura superiori a quelli registrati nella zona di evacuazione intorno alla centrale di Fukushima. Ed è un fatto anomalo, considerato che Tokyo dista circa 200 chilometri dalla centrale colpita dallo tsunami dello scorso 11 marzo.
“Questi nuovi test mostrano che la dispersione del materiale radioattivofuoriuscito dalla centrale di Fukushima è più ampia e più grave di quanto si pensasse – afferma Salvatore Barbera, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace Italia - il fatto che le autorità locali stiano cercando di decontaminare la zona usando idranti ad alta pressione, disperdendo ancor più il materiale radioattivo invece di rimuoverlo, è il segno che non hanno ricevuto il necessario supporto dal governo centrale e che stanno operando senza seguire le normali linee guida in caso di contaminazione nucleare”.
Greenpeace, poi, sposta l’attenzione sull’intenzione del primo ministro Noda di far ripartire i reattori nucleari prima che venga completata l’investigazione sulle cause e le conseguenze della triplice fusione del nocciolo avvenuta sette mesi fa nella centrale di Fukushima. “Una decisione assurda”.
C’è da aggiungere, infine, che le autorità giapponesi hanno tranquillizzato gli abitanti di Tokyo, asserendo che le radiazioni sono state provocate da materiale conservato nel seminterrato di un appartamento. I residenti sono stati informati che non c’è alcuna minaccia per la loro salute. Ma sarà vero?

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